«Spesso ci capita che qualcuno commenti i video dicendo che siamo degli “eroi”, ma mica salviamo delle vite». Così Krenare Zylfalari e Luca Barani, due persone non vedenti, affrontano quotidianamente lo stereotipo che associa la disabilità visiva a un’incapacità di agire e partecipare alla società. Attraverso i propri profili social, entrambi mettono in luce una realtà diversa: la disabilità è parte della vita, ma non definisce il valore o le possibilità di una persona.
Il loro messaggio centrale è chiaro: la diversità è una parola da riscoprire perché, in fondo, ciascuno di noi è diverso, e quindi “vivere con disabilità” non equivale a vivere fuori dalla normalità. Un invito a guardare oltre le etichette sociali, a superare pregiudizi e a riconoscere che la differenza arricchisce il tessuto sociale e culturale.
La normalità vista attraverso un prisma differente
Krenare e Luca evidenziano come spesso la società mantenga una visione ristretta dei non vedenti, limitando la percezione delle loro capacità alle difficoltà visive. Il risultato di questo atteggiamento è un’immagine che non tiene conto delle competenze, degli interessi e della volontà di partecipazione e inclusione sociale delle persone con disabilità.
Attraverso i social network, usati come piattaforme per raccontare le proprie esperienze vissute e per condividere riflessioni, Zylfalari e Barani dimostrano come la diversità sia un valore universale e che nessuno è immune dalle sfide che la vita presenta. Loro sono un chiaro esempio di come le barriere più ostinate siano spesso quelle dei pregiudizi, non quelle fisiche.
Includere per costruire una società più equa
La riflessione sulla diversità si estende a una richiesta di inclusione vera e concreta, che non si limiti ad azioni simboliche, ma che preveda reali opportunità di partecipazione e crescita per tutti. In tale ottica, la visione di Krenare e Luca stimola un dibattito più ampio sulle politiche di inclusione e sull’importanza di riconoscere e valorizzare ogni tipo di differenza.
Inoltre, loro stessi diventano attori del cambiamento culturale, chiedendo di rivedere il linguaggio e l’approccio mediatico per evitare definizioni limitanti e incoraggiare una narrazione che valorizzi l’autonomia e il potenziale di ciascuno.
Un messaggio che coinvolge tutta la società
Il contributo di Krenare Zylfalari e Luca Barani, attraverso una comunicazione quotidiana e diretta con i propri follower, è emblematico di come la diversità sia il motore per costruire comunità più inclusive. Essi sottolineano che la disabilità non deve essere percepita come una barriera insormontabile, ma come una dimensione che tutti possono incontrare e che tutti dobbiamo saper accogliere.
La loro testimonianza invita istituzioni, operatori sociali, media e cittadini a lavorare insieme per una società in cui la differenza non sia motivo di esclusione, ma punto di partenza per una convivenza arricchente e rispettosa. Riscoprire la parola “diversità” significa quindi riconoscere un patrimonio comune, da valorizzare con consapevolezza e responsabilità.
In sintesi, il messaggio di Orbi et orbi è che siamo tutti diversi, e che questa condizione è una risorsa da celebrare, più che una limitazione da superare.
Fonti e approfondimenti
- Orbi et orbi: «Diversità è la parola da riscoprire, perché diversi lo siamo tutti» — vita.it — Articolo originale utilizzato come fonte della notizia



